Dal punto di vista personale ci sono state un po' di novità e quindi ho dovuto lasciare il blog a se stesso per un po'. Mi scuso, ma in fin dei conti non ci sono stati altri viaggi di sorta, quindi sono un po' giustificato.
Dato che non potrò parlare di luoghi e mostrare foto, voglio parlare di un'altra cosa che sta a cuore a molti viaggiatori e di cui non si possono mai avere abbastanza informazioni. Mi scuso se questo post sarà un po' noioso, ma credo sia importante stabilire una o due cose sui visti, chiarendo qualche dubbio e sfatando qualche mito.
Come detto qualche tempo fa e ribadito nella colonna di destra, ho lavorato per anni per l'immigrazione australiana e sono quindi molto ferrato in materia. Con questo post e alcuni dei prossimi vorrei dare una panoramica generale e qualche informazione specifica sui visti. Per informazioni più specifiche e personali o per aiuto sulla richiesta di un visto, contattatemi in privato, ma ricordate sempre che le informazioni ufficiali si trovano solo ed esclusivamente su questo sito.
Cominciamo col chiarire cosa sia un visto e a cosa serva.
Il visto è un permesso che si richiede a uno stato per imbarcarsi su un aereo che conduca sul territorio di quello stato.
Perché ho evidenziato quelle parole? Perché deve essere chiaro che un visto non è un diritto e, come qualunque richiesta, può essere negata.
Bisogna dire che moltissimi paesi, tra cui l'Australia, hanno regole ben precise per l'accettazione o il rifiuto di un visto e da quelle regole non scappa nemmeno il più feroce dei case officer (la persona che analizza la vostra domanda e decide se rilasciare il visto o meno). Altri paesi, invece, danno molta più libertà alla decisione personale del case officer.
L'altro termine evidenziato nella frase di sopra dovrebbe chiarire che un visto non dà diritto di ingresso nel paese, ma di imbarcarsi sull'aereo. Se, per qualsiasi motivo, l'ufficiale di immigrazione o della dogana dovesse pensare che il vostro visto non è adeguato alla vostra visita, sarete rimandati indietro e l'essere provvisti di visto non avrà alcun merito.
Cosa intendo con visto adeguato alla visita?
Ci sono vari gruppi di visto, ma i principali sono quattro: turistico, lavoro, famiglia e studio.
Il nome di ogni gruppo è abbastanza chiaro circa lo scopo del gruppo stesso, ma qui vorrei chiarire altri due luoghi comuni molto diffusi sui visti australiani.
1) Il visto Working Holiday NON è un visto lavorativo. Il fatto che permetta di lavorare non lo rende un visto di lavoro. È a tutti gli effetti un visto turistico che permette di lavorare a certe condizioni (la maggiore delle quali è il non superamento dei 6 mesi di collaborazione con ogni datore di lavoro) e di studiare più del visto turistico tradizionale (4 mesi invece di 3). Rompere una qualunque di queste condizioni è un reato punibile con l'espulsione dal paese e con pesanti multe.
2) I visti di famiglia NON sono ottenibili semplicemente avendo un zio/cugino/parente di qualsiasi grado o che ci vuole molto bene. È sempre più difficile ottenere questi visti e ormai sono più facilmente ottenibili solo se il cittadino o residente permanente australiano è un partner (di qualsiasi sesso), genitore o figlio. In questi due ultimi casi non è comunque molto facile, ma ne parlerò meglio in post futuri.
In tutti gli altri casi, le regole sono simili a quelle necessarie per ottenere uno dei visti Skilled Migration, ossia piuttosto rigide e complicate.
Nei post futuri parlerò meglio dei visti più comuni, ma prima di chiudere vorrei precisare un'ultima cosa.
La parte finale della richiesta di un visto prevede che un case officer analizzi la domanda e decida se approvare o meno la richiesta stessa.
Il case officer NON presta attenzione a chi ha inviato la domanda, se non per l'inserimento dei dati nel sistema, dunque non fatevi imbrogliare da agenti e avvocati di immigrazione disonesti: NESSUNO può facilitare l'approvazione di un visto. Se non avete i requisiti per ottenerlo, NESSUNO può farvelo avere e NESSUNO può velocizzare il processo solo perché avete fatto richiesta tramite lui/lei e non da soli.
NON pagate cifre astronomiche con l'illusione che questo vi permetterà di ricevere una risposta positiva. Se avete necessità di capire il modulo o la lista di documenti perché non avete mai fatto una cosa del genere o non capite l'inglese, rivolgetevi a qualcuno che parla la lingua meglio di voi o che magari capisce meglio questo tipo di burocrazia, ma evitate squali e agenti truffaldini che vi illudono con false speranza.
Australia e Inghilterra viste da un Italiano viaggiatore. Un blog per i viaggiatori curiosi, per chi considera il trasferimento e non sa cosa aspettarsi o semplicemente per chi vuole viaggiare senza lasciare casa.
martedì 25 marzo 2014
I visti australiani
sabato 22 febbraio 2014
Great Ocean Road - parte 3
La parte finale del viaggio è probabilmente la più spettacolare e certamente la più famosa: The Twelve Apostles.
Parte più nota del Port Campbell National Park, questi immensi giganti di arenaria offrono forse la più bella vista di cui abbia mai goduto (e sono stato a Malta, nel Salento, in Sicilia e in molti altri posti che ricordo per la loro indiscutibile bellezza).
Da soli, questi immensi pilastri fanno capire quanto sia antica questa terra: basti pensare che l'arenaria è una pietra molto sensibile all'erosione e dunque la loro esistenza non è dovuta altro che all'erosione. L'oceano scolpisce la costa australiana, graffiandola e scalfendola di pochissimi centimetri l'anno, che però diventano metri interi di viaggio all'interno della roccia nei milioni di anni da cui si verifica questo processo e quei metri di roccia scavata tolgono supporto alla roccia sopra di loro, che quindi crea voragini, ponti naturali ed infine crolli (come capitato al London Bridge, ormai inesistente).
Questi millenni di erosione riescono a far nascere questo spettacolo:
L'ultimo crollo di uno dei Twelve Apostles risale al 2005; se ne possono vedere ancora i resti nelle foto qui sopra, dato che l'oceano non è ancora riuscito a eroderli completamente.
Il mio consiglio è dunque di andarli a vedere quanto prima: anche se sono convinto che lo spettacolo rimarrà straordinario, per quanto differente, nei secoli a venire, la vista attuale lascia senza fiato ed è certamente meritevole di un viaggio di qualche ora (o, meglio ancora, qualche giorno) se siete da queste parti.
Ribadisco che non penso che esista una foto che possa davvero riprodurre la bellezza di questi posti, ma se vi trovate a passare di qui, portate una buona macchina fotografica e, sia che ci sia una suggestiva giornata di pioggia o che il cielo sia limpido, non ne resterete delusi.
Per quanto la struttura turistica offra una bellissima vista, il modo migliore per vedere queste immense colonne di arenaria è avvicinarsi dalla spiaggia. per quanto non siano tutte accessibili, vi basterà fare qualche centinaio di gradini scavati nella roccia e, facendo attenzione all'oceano, ognuna delle cui imprevedibili onde può essere anche di diversi metri più lunga della precedente, riuscirete a capire veramente le loro dimensioni. Le persone scompaiono al cospetto della costa e questi giganti, a poche decine di metri da voi, vi lasceranno senza fiato.
Il parco di Port Campbell, però, non si limita a quest'unica parte. La sua bellezza si estende per quasi 200 chilometri, molti dei quali difficilmente visibili e impossibili da raggiungere, è le viste sono semplicemente incalcolabili.
Alcune persone fanno di questo parco l'unica meta per vacanze anche di due settimane (e come dare loro torto?) in modo da vederlo tutto. Purtroppo non era il nostro caso e quindi siamo riusciti a vedere "solo" alcune delle parti più famose. Grotto, Thunder Cave e i Gibson Steps erano centinaia di metri sotto di noi e la loro vista permette di farsi un'idea a mala pena concepibile dell'affascinante lavoro di cesellatura fatto nei secoli dalle onde.
Fortunatamente il tempo era dalla nostra parte. Anche se litri di crema solare sono assolutamente obbligatori, camminate del genere sotto la pioggia sarebbero semplicemente infattibili. Le nuvole, d'altra parte, avrebbero potuto rinfrescarci un po', ma credo anche che ne avremmo perso moltissimo in spettacolarità.
I giochi di ombre che fa il sole sulle pieghe della roccia o la luminosità riflessa dal chiarore dell'arenaria sono spettacoli che valgono le 2-3 ore di cammino sotto il sole cocente; se volete visitare questi posti armatevi di pazienza, di occhiali da sole, di scarpe comode (e sacrificabili), di tanta acqua e di un cappello. Ne varrà davvero la pena.
Per quanto la bellezza di questi posti e dell'intero percorso sia ben lungi dall'essere finita, il nostro tragitto ci ha portato poi a Warrnambool, ossia la città che delimita la fine della Great Ocean Road, e a uno dei suoi famosi "fish and chippers". A questo proposito: se farete questa strada, non dimenticatevi di mangiare almeno una volta fish and chips. In genere non lo suggerirei, ma ci sono serie possibilità di mangiare pesce pescato e fritto il giorno stesso. Inoltre l'olio di frittura è locale, extravergine d'oliva (il clima simile a quello Mediterraneo e la popolazione proveniente spesso da Grecia e Italia del sud dicono molto sulla qualità dell'olio) e il sapore di un piatto generalmente associato ad arterie occluse dal colesterolo, vale decisamente ben più della decina di dollari che lo pagherete.
L'ultimo tratto è sempre più vicino allo stato del Southern Australia e la vegetazione lo dimostra: se prima l'alternanza delle piante mostrava anche zone ricche d'acqua, adesso vegetazione desertica e piante fitte ma basse lasciano il posto a foreste di alberi spogli e arsi dal sole, che si faranno sempre più bassi e infrequenti man mano che ci si avvicina al nuovo Stato.
Una volta passato il confine (oltre il quale è bene ricordare che è proibito portare frutta e verdura, anche se comprate in Australia stessa), la vegetazione si fa sempre più desertica e le colline, aspre e frequenti, prendono il posto dei panorami marini, togliendo però ben poco al fascino delle sconfinate distanze che avete appena lasciato.
Spero che questi tre post vi siano piaciuti. Mi spiace aver fatto passare quasi un mese dal primo all'ultimo, ma purtroppo l'organizzazione della vita "normale" l'ha reso necessario.
I prossimi post saranno un po' più tecnici e relativi alla città (dalla quale spero di allontanarmi quanto prima per un altro viaggio, fosse anche di pochi giorni), ma prometto di tornare a parlare quanto prima dell'Australia più affascinante e rurale.
Come conclusione non posso che ribadire il concetto passato finora: questo viaggio merita di essere fatto dal primo all'ultimo metro. Ci si potrebbero passare settimane intere e non vedere tutto quanto, se si contano i paesini, la Great Ocean Walk, i panorami e tutto il resto, quindi scegliete il vostro paesaggio preferito, inforcate scarpe comode e buon viaggio!
Parte più nota del Port Campbell National Park, questi immensi giganti di arenaria offrono forse la più bella vista di cui abbia mai goduto (e sono stato a Malta, nel Salento, in Sicilia e in molti altri posti che ricordo per la loro indiscutibile bellezza).
Da soli, questi immensi pilastri fanno capire quanto sia antica questa terra: basti pensare che l'arenaria è una pietra molto sensibile all'erosione e dunque la loro esistenza non è dovuta altro che all'erosione. L'oceano scolpisce la costa australiana, graffiandola e scalfendola di pochissimi centimetri l'anno, che però diventano metri interi di viaggio all'interno della roccia nei milioni di anni da cui si verifica questo processo e quei metri di roccia scavata tolgono supporto alla roccia sopra di loro, che quindi crea voragini, ponti naturali ed infine crolli (come capitato al London Bridge, ormai inesistente).
Questi millenni di erosione riescono a far nascere questo spettacolo:
L'ultimo crollo di uno dei Twelve Apostles risale al 2005; se ne possono vedere ancora i resti nelle foto qui sopra, dato che l'oceano non è ancora riuscito a eroderli completamente.
Il mio consiglio è dunque di andarli a vedere quanto prima: anche se sono convinto che lo spettacolo rimarrà straordinario, per quanto differente, nei secoli a venire, la vista attuale lascia senza fiato ed è certamente meritevole di un viaggio di qualche ora (o, meglio ancora, qualche giorno) se siete da queste parti.
Ribadisco che non penso che esista una foto che possa davvero riprodurre la bellezza di questi posti, ma se vi trovate a passare di qui, portate una buona macchina fotografica e, sia che ci sia una suggestiva giornata di pioggia o che il cielo sia limpido, non ne resterete delusi.
Per quanto la struttura turistica offra una bellissima vista, il modo migliore per vedere queste immense colonne di arenaria è avvicinarsi dalla spiaggia. per quanto non siano tutte accessibili, vi basterà fare qualche centinaio di gradini scavati nella roccia e, facendo attenzione all'oceano, ognuna delle cui imprevedibili onde può essere anche di diversi metri più lunga della precedente, riuscirete a capire veramente le loro dimensioni. Le persone scompaiono al cospetto della costa e questi giganti, a poche decine di metri da voi, vi lasceranno senza fiato.
Il parco di Port Campbell, però, non si limita a quest'unica parte. La sua bellezza si estende per quasi 200 chilometri, molti dei quali difficilmente visibili e impossibili da raggiungere, è le viste sono semplicemente incalcolabili.
Alcune persone fanno di questo parco l'unica meta per vacanze anche di due settimane (e come dare loro torto?) in modo da vederlo tutto. Purtroppo non era il nostro caso e quindi siamo riusciti a vedere "solo" alcune delle parti più famose. Grotto, Thunder Cave e i Gibson Steps erano centinaia di metri sotto di noi e la loro vista permette di farsi un'idea a mala pena concepibile dell'affascinante lavoro di cesellatura fatto nei secoli dalle onde.
Fortunatamente il tempo era dalla nostra parte. Anche se litri di crema solare sono assolutamente obbligatori, camminate del genere sotto la pioggia sarebbero semplicemente infattibili. Le nuvole, d'altra parte, avrebbero potuto rinfrescarci un po', ma credo anche che ne avremmo perso moltissimo in spettacolarità.
I giochi di ombre che fa il sole sulle pieghe della roccia o la luminosità riflessa dal chiarore dell'arenaria sono spettacoli che valgono le 2-3 ore di cammino sotto il sole cocente; se volete visitare questi posti armatevi di pazienza, di occhiali da sole, di scarpe comode (e sacrificabili), di tanta acqua e di un cappello. Ne varrà davvero la pena.
Per quanto la bellezza di questi posti e dell'intero percorso sia ben lungi dall'essere finita, il nostro tragitto ci ha portato poi a Warrnambool, ossia la città che delimita la fine della Great Ocean Road, e a uno dei suoi famosi "fish and chippers". A questo proposito: se farete questa strada, non dimenticatevi di mangiare almeno una volta fish and chips. In genere non lo suggerirei, ma ci sono serie possibilità di mangiare pesce pescato e fritto il giorno stesso. Inoltre l'olio di frittura è locale, extravergine d'oliva (il clima simile a quello Mediterraneo e la popolazione proveniente spesso da Grecia e Italia del sud dicono molto sulla qualità dell'olio) e il sapore di un piatto generalmente associato ad arterie occluse dal colesterolo, vale decisamente ben più della decina di dollari che lo pagherete.
L'ultimo tratto è sempre più vicino allo stato del Southern Australia e la vegetazione lo dimostra: se prima l'alternanza delle piante mostrava anche zone ricche d'acqua, adesso vegetazione desertica e piante fitte ma basse lasciano il posto a foreste di alberi spogli e arsi dal sole, che si faranno sempre più bassi e infrequenti man mano che ci si avvicina al nuovo Stato.
Una volta passato il confine (oltre il quale è bene ricordare che è proibito portare frutta e verdura, anche se comprate in Australia stessa), la vegetazione si fa sempre più desertica e le colline, aspre e frequenti, prendono il posto dei panorami marini, togliendo però ben poco al fascino delle sconfinate distanze che avete appena lasciato.
Spero che questi tre post vi siano piaciuti. Mi spiace aver fatto passare quasi un mese dal primo all'ultimo, ma purtroppo l'organizzazione della vita "normale" l'ha reso necessario.
I prossimi post saranno un po' più tecnici e relativi alla città (dalla quale spero di allontanarmi quanto prima per un altro viaggio, fosse anche di pochi giorni), ma prometto di tornare a parlare quanto prima dell'Australia più affascinante e rurale.
Come conclusione non posso che ribadire il concetto passato finora: questo viaggio merita di essere fatto dal primo all'ultimo metro. Ci si potrebbero passare settimane intere e non vedere tutto quanto, se si contano i paesini, la Great Ocean Walk, i panorami e tutto il resto, quindi scegliete il vostro paesaggio preferito, inforcate scarpe comode e buon viaggio!
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domenica 9 febbraio 2014
Great Ocean Road - parte 2
La parte migliore del viaggio sulla Great Ocean Road è nei giorni successivi al primo: una volta superata Torquay e tutta la parte definita Surfer's Paradise si incontra un'infinita serie di Lookout che danno su panorami mozzafiato. E' davvero impossibile elencarli tutti ed è difficile fermarsi a tutti, ma giusto per darvi un'idea, i primi sono il Teddy's Lookout, subito dopo il paesino di Lorne
e Cape Patton Lookout, dove si può anche leggere una breve storia della Great Ocean Road
Non posso sottolineare abbastanza il fatto che questi siano solo due esempi tra i moltissimi che si possono scegliere.
La strada costeggia l'oceano per quasi il suo intero percorso e il numero di paesaggi, grotte naturali, spiagge più o meno turistiche, paesini e anfratti è semplicemente incalcolabile e la scelta su cosa vedere o su cosa fermarsi a fotografare sta al gusto personale e se nella nostra compagnia l'oceano in sé era il paesaggio preferito, altri potrebbero preferire i giganteschi alberi della foresta intorno o le aride distese semidesertiche che si alternano alle foreste stesse, mostrando una vegetazione riarsa e rada. Post come Mt Defiance e Cape Ottaway sono assolutamente imperdibili, se vi piacciono i fari e i paesaggi che offrono.
Come dicevo, la nostra scelta si è orientata più sulle viste oceaniche, ma questa strada offre moltissime occasioni anche per il trekking, con percorsi di difficoltà variabile, ma generalmente non troppo complicati.
Decisamente imperdibili le cascate di Sheoak, dove, immersi nella natura più rigogliosa e in alberi che da soli mostrano i milioni di anni che ci sono voluti per generare quel posto (la persona accanto alla base è alta circa 1.80), potrete godere di viste indescrivibili.
A questo punto mi sembra doverosa una piccola precisazione: a causa di un pessimo corriere che mi ha impedito di fare un trasloco decente tra Londra e l'Italia, non ho con me una macchina fotografica degna di questo nome e mi sono dovuto accontentare del cellulare. Sono comunque convinto che nessuna foto potrà davvero rendere giustizia alla bellezza e maestosità di questi paesaggi.
Per chi ama il trekking esiste anche la possibilità di percorrere la Great Ocean Walk, che, con l'inezia di 100 chilometri, percorre un tratto simile alla strada, partendo da Apollo Bay e arrivando a una delle viste più spettacoli (e probabilmente la più famosa) dell'intera Great Ocean Road: The Twelve Apostles.
Ne parlerò meglio nel prossimo post, insieme alle altre viste che varrebbero, da sole, i 200 e oltre chilometri di viaggio da Melbourne, ma prima una nota dolente, che è uno dei pochi motivi che non mi hanno fatto dare il voto massimo al viaggio.
Nello stato di Victoria i mezzi pubblici sono di qualità piuttosto discutibile. O meglio, i mezzi di per loro sono eccellenti, ma il servizio no. Nonostante questo è uno dei posti in Australia nei quali funzionano meglio e la Great Ocean Road non è un'eccezione: per muovervi l'unica opzione che permetta di godersi il viaggio è l'auto. I vari giri turistici possono offrire un'alternativa per lo spostamento, ma non vi permetteranno di fermarmi in tutti i Lookout e la spesa sarà nettamente superiore. Non avrete neanche modo di improvvisare una fermata solo perché volete visitare un paese o perché avete visto un canguro
o anche semplicemente perché ne avete voglia.
So che l'acquisto di una macchina usata o un affitto non sono ipotesi economiche, ma vi permettono molta più libertà e, se riuscite a incontrare gente con il vostro stesso interesse (e non è difficile, specialmente a Melbourne), potrete dividere i costi e conoscere persone potenzialmente davvero interessanti.
Per quanto ci riguarda, alla fine di questa giornata ci siamo fermati in un ottimo campeggio, molto ben fornito, dalle parti di Portland, dove, dopo aver sistemato la tenda ed esserci goduti un'ottima cena a base di pasta (rigorosamente cucinata da me, in quanto unico italiano del gruppo) e funghi alla brace, abbiamo passato una notte infernale a causa del vento e del freddo.
Non è forse questo il lato più bello del campeggio?
e Cape Patton Lookout, dove si può anche leggere una breve storia della Great Ocean Road
Non posso sottolineare abbastanza il fatto che questi siano solo due esempi tra i moltissimi che si possono scegliere.
La strada costeggia l'oceano per quasi il suo intero percorso e il numero di paesaggi, grotte naturali, spiagge più o meno turistiche, paesini e anfratti è semplicemente incalcolabile e la scelta su cosa vedere o su cosa fermarsi a fotografare sta al gusto personale e se nella nostra compagnia l'oceano in sé era il paesaggio preferito, altri potrebbero preferire i giganteschi alberi della foresta intorno o le aride distese semidesertiche che si alternano alle foreste stesse, mostrando una vegetazione riarsa e rada. Post come Mt Defiance e Cape Ottaway sono assolutamente imperdibili, se vi piacciono i fari e i paesaggi che offrono.
Come dicevo, la nostra scelta si è orientata più sulle viste oceaniche, ma questa strada offre moltissime occasioni anche per il trekking, con percorsi di difficoltà variabile, ma generalmente non troppo complicati.
Decisamente imperdibili le cascate di Sheoak, dove, immersi nella natura più rigogliosa e in alberi che da soli mostrano i milioni di anni che ci sono voluti per generare quel posto (la persona accanto alla base è alta circa 1.80), potrete godere di viste indescrivibili.
A questo punto mi sembra doverosa una piccola precisazione: a causa di un pessimo corriere che mi ha impedito di fare un trasloco decente tra Londra e l'Italia, non ho con me una macchina fotografica degna di questo nome e mi sono dovuto accontentare del cellulare. Sono comunque convinto che nessuna foto potrà davvero rendere giustizia alla bellezza e maestosità di questi paesaggi.
Per chi ama il trekking esiste anche la possibilità di percorrere la Great Ocean Walk, che, con l'inezia di 100 chilometri, percorre un tratto simile alla strada, partendo da Apollo Bay e arrivando a una delle viste più spettacoli (e probabilmente la più famosa) dell'intera Great Ocean Road: The Twelve Apostles.
Ne parlerò meglio nel prossimo post, insieme alle altre viste che varrebbero, da sole, i 200 e oltre chilometri di viaggio da Melbourne, ma prima una nota dolente, che è uno dei pochi motivi che non mi hanno fatto dare il voto massimo al viaggio.
Nello stato di Victoria i mezzi pubblici sono di qualità piuttosto discutibile. O meglio, i mezzi di per loro sono eccellenti, ma il servizio no. Nonostante questo è uno dei posti in Australia nei quali funzionano meglio e la Great Ocean Road non è un'eccezione: per muovervi l'unica opzione che permetta di godersi il viaggio è l'auto. I vari giri turistici possono offrire un'alternativa per lo spostamento, ma non vi permetteranno di fermarmi in tutti i Lookout e la spesa sarà nettamente superiore. Non avrete neanche modo di improvvisare una fermata solo perché volete visitare un paese o perché avete visto un canguro
o anche semplicemente perché ne avete voglia.
So che l'acquisto di una macchina usata o un affitto non sono ipotesi economiche, ma vi permettono molta più libertà e, se riuscite a incontrare gente con il vostro stesso interesse (e non è difficile, specialmente a Melbourne), potrete dividere i costi e conoscere persone potenzialmente davvero interessanti.
Per quanto ci riguarda, alla fine di questa giornata ci siamo fermati in un ottimo campeggio, molto ben fornito, dalle parti di Portland, dove, dopo aver sistemato la tenda ed esserci goduti un'ottima cena a base di pasta (rigorosamente cucinata da me, in quanto unico italiano del gruppo) e funghi alla brace, abbiamo passato una notte infernale a causa del vento e del freddo.
Non è forse questo il lato più bello del campeggio?
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domenica 2 febbraio 2014
Great Ocean Road - parte 1
Sono sparito per un po' di tempo, ma per un'ottima motivazione: ho fatto il mio primo viaggio australiano e qui c'è il resoconto. Il post rischiava di essere molto lungo, quindi l'ho diviso in più parti, ma spero che ogni parte sia chiara e indipendente.
Durata: 1 settimana
Voto: 9/10
Spesa totale: circa 600 dollari (circa 400 euro)
Probabilmente molti saranno stupiti dal rapporto spesa/durata ed effettivamente non è niente male, specie tenendo conto che, fino al terzultimo giorno, la spesa è stata di circa 100 dollari.
Un viaggio che rifarei continuamente, che non ha preso il voto massimo solamente per alcuni dettagli di cui parlerò meglio volta per volta.
Il primo consiglio che mi sento di dare a tutti per tutti i viaggi che farete è che, per quanto possa sembrare banale, la compagnia è molto importante. Se avete uno o più amici che vi vogliono accompagnare, tanto meglio, altrimenti cercate di unirvi a un gruppo di persone che abbia voglia di fare la stessa avventura. Certo, rischiate di non andare d'accordo (improbabile dato che un road trip è un'esperienza molto coinvolgente e che tende ad accomunare), ma viaggiare da soli o in gruppi organizzati in cui non c'è una vera e propria condivisione toglie moltissimo all'intero viaggio.
Per quanto mi riguarda ho trovato un gruppo di persone su gumtree (sito usato per qualsiasi annuncio, sia in Australia che in UK) e mi sono unito. Due francesi e una ragazza tedesca.
Lo so cosa ci insegnano da sempre, ma vi posso assicurare che, salvo casi particolari e senza nulla togliere alle cautele necessarie, questa pratica di unirsi ai backpackers è comune e sicura. Stiamo parlando di ragazzi che sono dall'altra parte del mondo per un mese, forse un anno, e hanno voglia di girare questa magnifica terra nel modo più economico possibile.
È comunissimo vedere persone, anche ragazze sole (specialmente tedesche), che viaggiano unendosi a gruppi vari e condividendo costi, benzina e ore di guida. Niente di speciale, se non l'unione che potreste riuscire a creare, condividendo qualcosa di tanto bello.
Ad ogni modo, un po' di background...
La Great Ocean Road è una strada nello stato di Victoria che costeggia quasi totalmente l'oceano. Costruita come monumento commemorativo ai soldati morti nella prima guerra mondiale, è lunga circa 240 chilometri e permette di vedere un'inimmaginabile quantità di paesaggi incantevoli.
Volendo è possibile percorrerla in un giorno, ma non avrebbe molto senso, dato che vorrebbe dire non vedere nulla. Tre-quattro giorni sono il percorso ideale, ovviamente fermandosi nelle varie spiagge, nei paesini (alcuni di letteralmente 3 case) e ai vari punti d'osservazione (lookout) per fare migliaia di foto a paesaggi che non dimenticherete mai.
Nella mia personale avventura c'è stato un piccolo intoppo il primo giorno: la batteria della macchina non voleva saperne di funzionare
Senza perderci di spirito, portiamo la macchina dal rivenditore e facciamo cambiare il condensatore (o il flusso canalizzatore, per quanto ne so io) e partiamo, affamati e speranzosi, alla volta dell'ingresso della Great Ocean Road.
È da notare che, specialmente più avanti nel percorso, la strada è molto diversa da qualsiasi strada siamo abituati a vedere: la lunghezza si perde a vista d'occhio e si è circondati da vegetazione per chilometri e chilometri, durante i quali non si vede neanche un paesino in lontananza e le macchine sono sempre meno frequenti. Tornerò su questo concetto, ma se siete abituati a vedere una curva all'orizzonte quando non siete in autostrada; attraversare un paesino con una chiesa e qualche casa; vedere agglomerati di case sul fianco di una collina,... scordatevi tutto. Qui stiamo parlando di chilometri di cemento che passano indisurbati in mezzo a vegetazione fittissima o sterpaglie, a seconda della zona.
Ad ogni modo, una volta arrivati alla vera e propria Great Ocean Road, ci fermiamo alla prima spiaggia, Torquay, unanimemente definita la peggiore del percorso.
Piccola parentesi: se volete fare centinaia di bagni nell'oceano, questa strada non è l'ideale, dato che non avvicina molto a spiagge usabili a questo scopo. Personalmente sono riuscito a fare il bagno solo qui. Acqua splendida e bagno incantevole, ma comunque abbastanza turistica. Non essendo molto accessibili, le altre zone rimangono quasi incontaminate e dunque il paesaggio non ha eguali.
Dopo un bagno e un pranzo veloce in riva all'oceano, si riparte e la quantità di panorami che si possono osservare è incalcolabile, a tal punto che a un certo punto si smette di accorgersi di quelli "un po' meno belli"
Questo è uno dei tanti lookout. Uno di quelli semplici, che consiste semplicemente in una balaustra sul panorama. Nei prossimi post accennerò a quelli più complicati.
In questa prima tratta, la strada passa in mezzo a vegetazione molto fitta. Non sorprende, data la quantità d'acqua vicina e che cade dal cielo, come abbiamo avuto modo di vedere la stessa notte. Parlando di notte, ecco uno dei nostri segreti per aver speso così poco: il campeggio. come è facile immaginare, ci sono molti campeggi gratuiti e non da queste parti. Sono piuttosto facilmente raggiungibili (ne trovate molti elencati su internet ed esistono anche app per gli smartphone, con tanto di recensioni e servizi offerti) e alcuni sono anche attrezzati a dovere.
Se avete il minimo indispensabile per il campeggio (dormire in macchina o in tenda è fattibilissimo. Non servono camper o chissà quali preparazioni) e fate la spesa all'Aldi (il corrispettivo della Lidl) potete dormire e mangiare davvero con poco e godervi, senza troppe luci a disturbare, le stelle dell'altro emisfero. Vi garantisco che non resterete delusi dallo spettacolo.
Se invece non riuscite a stare senza un letto vero e proprio e un soffitto degno di questo nome, durante il viaggio vi capiterà di passare per paesi molto piccoli, ma state pur certi che ognuno di questi ha almeno un ostello o qualche casa che affitta stanze. I backpackers sono un'enorme fonte di reddito, da queste parti. Probabilmente riuscirete anche a godervi lo stesso spettacolo per qualche decina di dollari in più.
Durata: 1 settimana
Voto: 9/10
Spesa totale: circa 600 dollari (circa 400 euro)
Probabilmente molti saranno stupiti dal rapporto spesa/durata ed effettivamente non è niente male, specie tenendo conto che, fino al terzultimo giorno, la spesa è stata di circa 100 dollari.
Un viaggio che rifarei continuamente, che non ha preso il voto massimo solamente per alcuni dettagli di cui parlerò meglio volta per volta.
Il primo consiglio che mi sento di dare a tutti per tutti i viaggi che farete è che, per quanto possa sembrare banale, la compagnia è molto importante. Se avete uno o più amici che vi vogliono accompagnare, tanto meglio, altrimenti cercate di unirvi a un gruppo di persone che abbia voglia di fare la stessa avventura. Certo, rischiate di non andare d'accordo (improbabile dato che un road trip è un'esperienza molto coinvolgente e che tende ad accomunare), ma viaggiare da soli o in gruppi organizzati in cui non c'è una vera e propria condivisione toglie moltissimo all'intero viaggio.
Per quanto mi riguarda ho trovato un gruppo di persone su gumtree (sito usato per qualsiasi annuncio, sia in Australia che in UK) e mi sono unito. Due francesi e una ragazza tedesca.
Lo so cosa ci insegnano da sempre, ma vi posso assicurare che, salvo casi particolari e senza nulla togliere alle cautele necessarie, questa pratica di unirsi ai backpackers è comune e sicura. Stiamo parlando di ragazzi che sono dall'altra parte del mondo per un mese, forse un anno, e hanno voglia di girare questa magnifica terra nel modo più economico possibile.
È comunissimo vedere persone, anche ragazze sole (specialmente tedesche), che viaggiano unendosi a gruppi vari e condividendo costi, benzina e ore di guida. Niente di speciale, se non l'unione che potreste riuscire a creare, condividendo qualcosa di tanto bello.
Ad ogni modo, un po' di background...
La Great Ocean Road è una strada nello stato di Victoria che costeggia quasi totalmente l'oceano. Costruita come monumento commemorativo ai soldati morti nella prima guerra mondiale, è lunga circa 240 chilometri e permette di vedere un'inimmaginabile quantità di paesaggi incantevoli.
Volendo è possibile percorrerla in un giorno, ma non avrebbe molto senso, dato che vorrebbe dire non vedere nulla. Tre-quattro giorni sono il percorso ideale, ovviamente fermandosi nelle varie spiagge, nei paesini (alcuni di letteralmente 3 case) e ai vari punti d'osservazione (lookout) per fare migliaia di foto a paesaggi che non dimenticherete mai.
Nella mia personale avventura c'è stato un piccolo intoppo il primo giorno: la batteria della macchina non voleva saperne di funzionare
Senza perderci di spirito, portiamo la macchina dal rivenditore e facciamo cambiare il condensatore (o il flusso canalizzatore, per quanto ne so io) e partiamo, affamati e speranzosi, alla volta dell'ingresso della Great Ocean Road.
È da notare che, specialmente più avanti nel percorso, la strada è molto diversa da qualsiasi strada siamo abituati a vedere: la lunghezza si perde a vista d'occhio e si è circondati da vegetazione per chilometri e chilometri, durante i quali non si vede neanche un paesino in lontananza e le macchine sono sempre meno frequenti. Tornerò su questo concetto, ma se siete abituati a vedere una curva all'orizzonte quando non siete in autostrada; attraversare un paesino con una chiesa e qualche casa; vedere agglomerati di case sul fianco di una collina,... scordatevi tutto. Qui stiamo parlando di chilometri di cemento che passano indisurbati in mezzo a vegetazione fittissima o sterpaglie, a seconda della zona.
Ad ogni modo, una volta arrivati alla vera e propria Great Ocean Road, ci fermiamo alla prima spiaggia, Torquay, unanimemente definita la peggiore del percorso.
Piccola parentesi: se volete fare centinaia di bagni nell'oceano, questa strada non è l'ideale, dato che non avvicina molto a spiagge usabili a questo scopo. Personalmente sono riuscito a fare il bagno solo qui. Acqua splendida e bagno incantevole, ma comunque abbastanza turistica. Non essendo molto accessibili, le altre zone rimangono quasi incontaminate e dunque il paesaggio non ha eguali.
Dopo un bagno e un pranzo veloce in riva all'oceano, si riparte e la quantità di panorami che si possono osservare è incalcolabile, a tal punto che a un certo punto si smette di accorgersi di quelli "un po' meno belli"
Questo è uno dei tanti lookout. Uno di quelli semplici, che consiste semplicemente in una balaustra sul panorama. Nei prossimi post accennerò a quelli più complicati.
In questa prima tratta, la strada passa in mezzo a vegetazione molto fitta. Non sorprende, data la quantità d'acqua vicina e che cade dal cielo, come abbiamo avuto modo di vedere la stessa notte. Parlando di notte, ecco uno dei nostri segreti per aver speso così poco: il campeggio. come è facile immaginare, ci sono molti campeggi gratuiti e non da queste parti. Sono piuttosto facilmente raggiungibili (ne trovate molti elencati su internet ed esistono anche app per gli smartphone, con tanto di recensioni e servizi offerti) e alcuni sono anche attrezzati a dovere.
Se avete il minimo indispensabile per il campeggio (dormire in macchina o in tenda è fattibilissimo. Non servono camper o chissà quali preparazioni) e fate la spesa all'Aldi (il corrispettivo della Lidl) potete dormire e mangiare davvero con poco e godervi, senza troppe luci a disturbare, le stelle dell'altro emisfero. Vi garantisco che non resterete delusi dallo spettacolo.
Se invece non riuscite a stare senza un letto vero e proprio e un soffitto degno di questo nome, durante il viaggio vi capiterà di passare per paesi molto piccoli, ma state pur certi che ognuno di questi ha almeno un ostello o qualche casa che affitta stanze. I backpackers sono un'enorme fonte di reddito, da queste parti. Probabilmente riuscirete anche a godervi lo stesso spettacolo per qualche decina di dollari in più.
venerdì 17 gennaio 2014
Come scoprire dove ti trovi
Le mie gesta non saranno tramandate in memoria del mio senso
dell’orientamento.
Purtroppo, senza una mappa, non ho esattamente quello che
viene definito il “senso del piccione viaggiatore”, ma devo dire che questa
caratteristica mi ha permesso di fare alcune delle scoperte migliori della mia
vita, esplorando le città.
Nella mia esperienza di viaggiatore ho trovato due modi
eccezionali per venire a contatto con i punti più interessanti di una città,
che sia Londra, Melbourne o persino quella in cui si trascorre la propria vita
da sempre.
La prima è perdersi, semplicemente lasciando andare le gambe
e girando a destra quando si sa che si dovrebbe girare a sinistra.
La seconda è cercare casa. Non potendomi permettere case
sfarzose e in pieno centro, mi trovo spesso a visitare quartieri periferici e
scoprire la vera atmosfera di una città guardando chi ne vive ai margini e come
ci vive.
A differenza di città come Roma, Pechino, Milano o Londra,
sviluppate in verticale in modo da mettere quanti più edifici possibile nel
minor spazio possibile, Melbourne si sviluppa in orizzontale. Prima di venire
qui non sapevo esattamente cosa aspettarmi da una città con la stessa
superficie di Londra e con metà della popolazione.
Beh, quello che c’è da aspettarsi è questo:
La prima rappresenta lo splendido municipio di uno dei quartieri più noti e le altre sono foto di Melbourne fatte da Melbourne. È su queste che mi vorrei concentrare Non mi
trovavo in campagna, ai margini della città o chissà dove. Ero fra il centro (i
palazzoni delle foto. Notate la distanza) e uno dei quartieri immediatamente
confinanti col centro, Kew, considerato pienamente parte della città interna.
Quello che, all’occhio italiano, appare come lo spazio intermedio
fra una città e un paese, è sempre parte della città. Spazi sconfinati, brulli
se si eccettuano le uniche strade asfaltate che si estendono per chilometri, sono parte della città stessa.
Non stupisce dunque di vedere appartamenti che, al costo di
un normale affitto per i parametri di una grande città, hanno la metratura di
quelle che noi considereremmo case per famiglie; stanze per studenti nelle quali
non si deve rimediare un tavolino e improvvisare un armadio in qualche anfratto,
ma dove un letto doppio e qualche mobile sono la norma; piccoli edifici nel
giardino di casa, dove è possibile creare un dignitosissimo appartamentino da
affittare. Gli spazi ampi, insomma, permettono un'estensione a noi
difficilmente immaginabile. Basti pensare che una delle strade principali che
attraversano Melbourne, Sidney Road, arriva direttamente a Sidney e uno dei
cartelli in piena città avverte che la meta dista 888 km. Dove troveremmo mai un
cartello simile in una città italiana? Badate bene che il principio è lo
stesso: segnare la città principale più vicina. In queste città, il vuoto tra
quartieri diventa la norma e per andare anche solo da un quartiere a quello confinante bisogna pedalare decine di minuti sotto il sole cocente (almeno in
questa stagione: in questi giorni il termometro oscilla fra i 35 e il 44 gradi)
in quelle che per noi sarebbero strade periferiche, passando anche per capannoni
industriali, discariche e giganteschi campi da golf.
Spazi vastissimi e parchi immensi portano con loro anche
simpatiche osservazioni faunistiche; tanto per fare un esempio, poco distante
dal CBD (la cosiddetta City, la parte intorno alla quale girano l’economia e il
turismo) non è raro imbattersi in pappagalli di ogni colore, uccelli che da noi
si vedono solo in riserve o zoo e altri animali di cui, da buon ignorante in
materia, non conosco assolutamente nulla.
In sostanza: se volete conoscere i dettagli e magari se non
avete molto tempo da passare in città (parlo di Melbourne perché è dove mi
trovo, ma il consiglio vale per qualsiasi posto), usate pure una guida o
affidatevi a esperti, ma se avete tempo e meglio ancora se dovete affittare un
appartamento, limitatevi a girare e perdervi completamente.
Senza dimenticare di tenere Google Maps a portata di
cellulare.
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sabato 11 gennaio 2014
Le lunghe ore di viaggio
Qualche giorno fa sarei dovuto andare lungo la Great Ocean
Road e avevo intenzione di fare un post in merito. Purtroppo il giro è saltato
all’ultimo minuto, ma spero sia solamente rimandato.
Invece di quel post, voglio tornare un attimo indietro e
parlare di qualcosa che riguarda il viaggio e di cui vedo che si discute con
una certa frequenza: come passare il tempo in aereo.
Il viaggio intercontinentale è spesso lungo, specie se ci
sono diversi cambi intermedi, ed è un dato di fatto che su un aereo si debba
stare doppiamente attenti a controllare al meglio gli atteggiamenti dei
passeggeri. Gli esseri umani non sono fatti per restare svariate ore chiusi in poche
decine di metri quadrati, circondati da centinaia di altre persone e con 6
bagni a disposizione. Basta una testa calda, un momento di eccessivo fervore,
una preoccupazione inattesa e tutti si ricorderanno di essere a 10 chilometri
dal suolo e, sentendosi in pericolo, lasceranno che il loro istinto di
sopravvivenza prenda il sopravvento, lasciandosi potenzialmente andare ad azioni
realmente pericolose.
Questa la spiegazione catastrofica.
La spiegazione normale è che si debba semplicemente passare
il tempo.
Sia che ci si stia annoiando o che, come me, non si voglia
cadere addormentati per evitare il più possibile il jet-lag, è possibile usare
i televisori montati sullo schienale di ogni sedile per fare un gran numero di
cose.
Questi schermi sono grandi circa quanto un Ipad e permettono
di vedere film (alcuni anche molto recenti. Io per esempio ho visto "The
Butler", tutt'ora al cinema a Londra), giocare con videogiochi datati, ma
comunque carini, ascoltare musica, sintonizzarsi su alcune televisioni
(viaggiando su una compagnia aerea araba, la prima scelta era ovviamente
Al-Jazheera, ma anche la BBC era tra le opzioni), seguire la mappa del volo e altre
cose di questo genere. Ovviamente tutto nel rigoroso silenzio garantito da
ottime cuffie fornite all’inizio del viaggio. Quando ci si alza per andare in
bagno o sgranchirsi le gambe, i rumori provenienti dai passeggeri sono davvero
limitati.
Le uniche interruzioni valide per tutti, indipendentemente
da cosa stiano guardando, sono durante i messaggi dell‘equipaggio dati via
interfono. Occhio al volume, in quei casi: il loro tende a essere sempre più
alto di quello che stavate ascoltando.
Forse questo strumento è un po’ spersonalizzante e
certamente non aiuta il dialogo, ma non sempre il nostro vicino di posto è una
persona con cui desideriamo, o possiamo, parlare per 13 ore o più.
Devo dire che, specie durante la notte, con le luci spente e
le tendine abbassate, fa un effetto davvero straniante vedere queste centinaia
di televisori sintonizzati chi su un film, chi su un altro, chi su un cartone,
chi semplicemente sulla mappa del volo o anche, raramente, spenti. Alla gente
piace avere ogni genere di sottofondo quando dorme e dunque si possono vedere schermi
che proiettano scene di film che lo spettatore non ricorderà di aver visto; immagini
che mostrano l’avanzamento di un album di Bob Marley, dei Led Zeppelin, dei
Notturni di Chopin (molto azzeccati) o persino chi, tra il sonno e la veglia,
passa la notte ad ascoltare il Corano (compagnia araba, non dimenticatelo. Se
viaggiate con loro, ci sarà anche una benedizione tratta dal Corano prima della
partenza. Tutto rigorosamente in arabo).
Devo dire che questi televisori svolgono il loro ruolo in
maniera eccellente. Ho passato un totale di 18 ore su voli nei quali erano a
disposizione e confesso di non averle sentite. Ho dormito un paio d’ore e
lavorato col pc ascoltando musica; giocato a una versione pseudo-moderna (ma
con un joypad difettoso) di Minesweeper; visto un paio di film e una puntata
natalizia di "The Big Bang theory"; mi sono informato sullo stato del
volo, facendo un ripassino di geografia, che male non fa. Insomma, il tempo è passato
molto più velocemente di quanto avrebbe fatto altrimenti e la noia non si è
fatta sentire a tal punto da provocare rabbia o gesti inconsulti in nessuno.
Se avrete modo di fare un viaggio del genere, insomma, non
temete di non sapere che fare. Alla fine, come me, rischiate anche di essere
dispiaciuti di non poter iniziare a vedere un altro film, dato che il volo sta
per finire.
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lunedì 6 gennaio 2014
La colonna a lato
Il blog è ancora ggggggiovine e dunque ho messo solo ora qualche informazione al lato. Peraltro oggi il tempo è brutto e quindi mi sono potuto dedicare a un po' di manutenzione.
Feed, contatti e conteggi sono abbastanza chiari di per loro, ma ci tengo a spiegare le sezioni relative ai visti e alle donazioni.
Per quanto riguarda le donazioni, è semplicemente dovuto alla necessità di rientrare un minimo nelle spese. Dato che con il visto che ho è piuttosto difficile trovare lavoro e che i post richiedono e richiederanno delle spese (spostamenti, pernottamenti, bloc notes, biglietti di ingresso, recupero di informazioni e cose simili), ho pensato che, se qualcuno ha voglia di aiutare, non sarò io a rifiutare.
Sia chiaro che sto facendo questi viaggi perché mi diverte e tengo questo blog perché sono affascinato da quel che incontro viaggiando e ancora di più dall'idea di comunicare i pro e i contro, quindi non reputo nessuno obbligato a pagare. Se però qualcuno pensa che questi post meritino un riconoscimento economico, ora sa come contribuire.
L'altra sezione da chiarire è quella dei visti.
Ho lavorato alcuni anni per l'immigrazione australiana e so quanto sia complicato capirci qualcosa, ma anche come funzionano i visti e sono ben felice di aiutare a capirci qualcosa. Inoltre, essendo richieste semplici per chi sa metterci mano, ma non per i neofiti, sono anche disposto ad aiutare nella vera e propria richiesta di visto. Spero non mi biasimerete se chiedo un "dadino economico" per l'uso delle mie competenze.
Sia chiara una cosa: posso aiutare a fare la richiesta, ma questo NON agevola in nessun modo l'accettazione o meno del visto. Ne parlerò meglio in futuro, ma per ora basta sapere che NESSUNO può far dare un visto più facilmente solo perché fate la domanda tramite lui/lei.
È un mondo pieno di truffatori, come ho avuto modo di vedere in prima persona, quindi statene alla larga.
Feed, contatti e conteggi sono abbastanza chiari di per loro, ma ci tengo a spiegare le sezioni relative ai visti e alle donazioni.
Per quanto riguarda le donazioni, è semplicemente dovuto alla necessità di rientrare un minimo nelle spese. Dato che con il visto che ho è piuttosto difficile trovare lavoro e che i post richiedono e richiederanno delle spese (spostamenti, pernottamenti, bloc notes, biglietti di ingresso, recupero di informazioni e cose simili), ho pensato che, se qualcuno ha voglia di aiutare, non sarò io a rifiutare.
Sia chiaro che sto facendo questi viaggi perché mi diverte e tengo questo blog perché sono affascinato da quel che incontro viaggiando e ancora di più dall'idea di comunicare i pro e i contro, quindi non reputo nessuno obbligato a pagare. Se però qualcuno pensa che questi post meritino un riconoscimento economico, ora sa come contribuire.
L'altra sezione da chiarire è quella dei visti.
Ho lavorato alcuni anni per l'immigrazione australiana e so quanto sia complicato capirci qualcosa, ma anche come funzionano i visti e sono ben felice di aiutare a capirci qualcosa. Inoltre, essendo richieste semplici per chi sa metterci mano, ma non per i neofiti, sono anche disposto ad aiutare nella vera e propria richiesta di visto. Spero non mi biasimerete se chiedo un "dadino economico" per l'uso delle mie competenze.
Sia chiara una cosa: posso aiutare a fare la richiesta, ma questo NON agevola in nessun modo l'accettazione o meno del visto. Ne parlerò meglio in futuro, ma per ora basta sapere che NESSUNO può far dare un visto più facilmente solo perché fate la domanda tramite lui/lei.
È un mondo pieno di truffatori, come ho avuto modo di vedere in prima persona, quindi statene alla larga.
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sabato 4 gennaio 2014
Salento+Londra+California=Melbourne
Ok, da questo titolo si potrebbe pensare che io sia stato in
California, ma confesso di averla solo vista in foto e film. La verità è che
Melbourne, fin dal primissimo impatto, ricorda molto quelle immagini ed è
difficile non tenere a mente quel paragone.
Salento: sia che prendiate un taxi, il bus o la navetta per
fare la ventina di chilometri che separano l’aeroporto dall'ingresso alla città
(non la City; per quella ci sono altri chilometri), non potete non rimanere
colpiti dalla vista degli spazi aperti, pianeggianti o appena appena collinosi,
di un giallo arido, quasi deserti, con l’asfalto della strada che si spinge in
avanti per chilometri in mezzo a una vegetazione strana, che ricorda per forma
e colore quella mediterranea, ma completamente diversa. Non sto parlando dei
famosi, sconfinati spazi australiani. Quelli non li ho ancora visti. La vista
della città in lontananza ricorda molto quei piccoli paesini che si vedono nel
brindisino o nel leccese, separati da quelli che in prospettiva sembrano essere
pochi centimetri di verde-giallognolo, ma in realtà sono chilometri di caldo e
sudore. La differenza? Invece di vedere cinque paesini divisi tra loro nei vari
punti dell'orizzonte, Melbourne copre tutto l'orizzonte con una distesa enorme
di edifici e grattacieli, tanto da ricordare
Londra: uno skyline mozzafiato;
la City costruita nelle vicinanze e parzialmente intorno al
fiume;
mezzi pubblici ovunque; auto che guidano “dalla parte
sbagliata” della strada; il tempo che cambia rapidamente mostrando in poche ore
nuvole cariche di pioggia e un sole caldissimo (se venite qui fate scorta di
crema solare. In due giorni mi sono già bruciato); un mix di abitanti
appartenenti a razze e culture diverse sin dall'aeroporto; fast food e locali
di ogni tipo e cultura che si fondono tra loro, ma trovano anche le loro aree
dedicate, senza dimenticare pub pseudo-inglesi recanti nomi di gradi autori;
cartelloni pubblicitari di birre italiane (ebbene sì! Guardate
bene e vedrete) in pieno centro, accanto a chiese goticheggianti che dicono la
loro sui temi più sentiti.
Lo sfarzo ipermoderno e i grandi contrasti della City
londinese sono stati trasportati qui, insieme a ritmi e panorami molto simili.
Per quanto passare vicino a grattacieli che si stagliano in mezzo a vie
gigantesche affollate di negozi e gente possa ricordare Bank o alcune aree di
Canary Wharf, le strade alberate, quasi deserte e immerse nel sole battente
potrebbero ricordare le zone migliori di Lecce d’estate. Le case centrali sono
appartamenti di enormi edifici pieni di specchi e sfarzo, degni delle migliori
aree di Londra, ma basta uscire di pochissimo per vedere tutta un’altra storia.
Una storia che parla di
California: sole, palme, segnali stradali diversi e dalle
forme strane circondano casette di uno o due piani, che si adagiano
tranquillamente, prendendosi tutto lo spazio che serve (ne hanno in
abbondanza). Colori non particolarmente vivaci, ma giardinetti ovunque, con
tanto di staccionate tanto inutili quanto decorative. Poca gente per strada,
per lo più persone in pantaloncini e mezze maniche che stanno facendo una
passeggiata tranquilla per godersi il sole e per non essere sopraffatti dallo
sforzo, a queste temperature. Enormi parchi e piccoli centri commerciali
compongono una periferia che è quasi un paese a parte, ma che allo stesso tempo
è collegata in maniera eccellente e senza soluzione di continuità col centro,
ma non altrettanto con le altre aree della città.
Non fatevi ingannare, però: Sto cercando di fare paragoni a
tutti i costi. Sono qui da pochi giorni ed è normale cercare in ciò che si vede
un riferimento a qualcosa che già si conosce.
Questo miscuglio, questa unicità ha solo vagamente a che
vedere con queste zone. Non per nulla ho anche parlato di un posto che non
conosco. Così come ognuna di queste aree e città, Melbourne è unica e ha un
sapore che personalmente non ho mai visto prima, fatto di spazi estesi,
contrasti diversi da quelli a cui siamo abituati, ma anche di un’ottima
fusione.
Spero di non avere torto. Per il momento la città è
magnifica e non vedo l’ora di conoscerla sempre meglio e di usarla come base e
punto di partenza per i giri australiani.
giovedì 2 gennaio 2014
Buon anno nuovo dal paese nuovo
Nello scorso post ho parlato dei sentimenti pre-partenza con un certo anticipo sulla partenza e poi, volutamente, non ho aggiornato per un po'. Avevo voglia di parlare della partenza stessa per poi mostrare le eventuali differenze o similitudini.
Sto scrivendo questo post sull'aereo, a un paio di ore dal secondo aeroporto di scalo e con circa 17 ore di viaggio tra me e Melbourne, oltre ad alcune settimane di sentimenti intermedi tra me e lo scorso post.
In questi giorni c'e' stato un susseguirsi di idee, emozioni e desideri di cui credo valga la pena discutere, dato che sono certo che molto potrebbero credere di essere i soli a provarli, in una situazione simile. Prometto che i futuri post saranno più basati su eventi e fatti che sulla personalità. Alcuni, almeno.
Come accennavo nel primo post, non abito in Italia, quindi ho dovuto organizzare prima il trasloco di tutte le mie cose verso l'Italia e poi il viaggio Londra-Italia e Italia-Melbourne, il che è già uno stress che non aiuta a stare bene.
I miei stati su facebook sono stati abbastanza esplicativi, ma per chi non li avesse visti (buona parte dei lettori, suppongo) sono stati focalizzati sul contrasto.
Il contrasto e' quanto ci si deve aspettare maggiormente nella preparazione di queste avventure.
La paura cede il posto all'eccitamento, che scompare in favore dello sconforto, che viene scacciato dalla speranza, a sua volta eliminata dalla foga di organizzare, rimpiazzata dal desiderio di avventura e cosi' via.
Mi sono chiesto più e più volte, e ancora lo faccio, perché stessi facendo questo viaggio, cosa mi avesse portato a organizzarlo, se non me ne sarei stato meglio a casa mia, circondato da quel che conosco, con le mie abitudini e le persone che conosco e che potrebbero non esserci più al mio ritorno (la velocità con cui la gente lascia Londra ha qualcosa di mitologico. Ne parlerò in futuro).
Non posso dare una risposta a tutto questo e per tutti, ma la mia, personale e non perfetta, ma che spero si adatti ad altri, e' stata che se avessi ceduto al desiderio dell'abitudine, adesso non avrei le abitudini che mi sento in colpa a lasciare; non conoscerei le persone per le quali ora vorrei essere rimasto e non avrei mai avuto le occasioni che mi hanno permesso di chiedermi se stessi facendo la scelta giusta.
Sento già le repliche pessimiste: questa risposta vale in entrambi i sensi. Me ne rendo conto. Non e' detto che si lasci sempre qualcosa per qualcosa di meglio o che si riuscirà meglio in un posto nuovo rispetto a quello vecchio.
Il mio intento qui non e' convincere nessuno a partire per Londra, per l'Australia o per chissà dove. Partite se volete conoscere. Partite se volete ampliare i vostri orizzonti, ma soprattutto se siete disposti a farlo e siete pronti ad ammettere di essere voi nel torto. Partite se volete e potete affrontare i dubbi, i contrasti e le paure. Insomma, partite se avete voglia di sbloccare ciò che di voi ancora non e' chiaro e siete pronti a prendere martellate sulle gengive per questo. Purtroppo questo vale anche per chi parte per bisogno. Il fatto di avere poche possibilità in un luogo non autorizza a rimanere chiusi in un altro.
Il mio messaggio in questo post e' semplicemente uno. Se alla fine avete deciso di partire, partite completamente. I dubbi, le paure, le incertezze vi seguiranno, ma non dimenticate di far seguire anche il resto. La vostra testa non può rimanere ancorata ad abitudini, persone e luoghi che ormai non ci saranno più, fosse anche solo temporaneamente.
Siate disposti ad affrontare quei contrasti, siate nel luogo in cui siete. Se la mamma, il the delle cinque, l'uscita con gli amici al sabato sera, il bicchiere di birra dopo la partita della domenica e tutto il resto non ci sono più, abbiate la consapevolezza che siete voi ad aver creato tutte quelle cose. E Voi (con la V maiuscola) siete anche nel luogo nuovo, a differenza dei posti e delle persone vecchie. La nostalgia e' sacrosanta (e ce ne sara' anche al momento del ritorno), ma che non sia un'ancora per non godere appieno delle nuove occasioni.
Chi dice che non possiate creare di meglio?
Sto scrivendo questo post sull'aereo, a un paio di ore dal secondo aeroporto di scalo e con circa 17 ore di viaggio tra me e Melbourne, oltre ad alcune settimane di sentimenti intermedi tra me e lo scorso post.
In questi giorni c'e' stato un susseguirsi di idee, emozioni e desideri di cui credo valga la pena discutere, dato che sono certo che molto potrebbero credere di essere i soli a provarli, in una situazione simile. Prometto che i futuri post saranno più basati su eventi e fatti che sulla personalità. Alcuni, almeno.
Come accennavo nel primo post, non abito in Italia, quindi ho dovuto organizzare prima il trasloco di tutte le mie cose verso l'Italia e poi il viaggio Londra-Italia e Italia-Melbourne, il che è già uno stress che non aiuta a stare bene.
I miei stati su facebook sono stati abbastanza esplicativi, ma per chi non li avesse visti (buona parte dei lettori, suppongo) sono stati focalizzati sul contrasto.
Il contrasto e' quanto ci si deve aspettare maggiormente nella preparazione di queste avventure.
La paura cede il posto all'eccitamento, che scompare in favore dello sconforto, che viene scacciato dalla speranza, a sua volta eliminata dalla foga di organizzare, rimpiazzata dal desiderio di avventura e cosi' via.
Mi sono chiesto più e più volte, e ancora lo faccio, perché stessi facendo questo viaggio, cosa mi avesse portato a organizzarlo, se non me ne sarei stato meglio a casa mia, circondato da quel che conosco, con le mie abitudini e le persone che conosco e che potrebbero non esserci più al mio ritorno (la velocità con cui la gente lascia Londra ha qualcosa di mitologico. Ne parlerò in futuro).
Non posso dare una risposta a tutto questo e per tutti, ma la mia, personale e non perfetta, ma che spero si adatti ad altri, e' stata che se avessi ceduto al desiderio dell'abitudine, adesso non avrei le abitudini che mi sento in colpa a lasciare; non conoscerei le persone per le quali ora vorrei essere rimasto e non avrei mai avuto le occasioni che mi hanno permesso di chiedermi se stessi facendo la scelta giusta.
Sento già le repliche pessimiste: questa risposta vale in entrambi i sensi. Me ne rendo conto. Non e' detto che si lasci sempre qualcosa per qualcosa di meglio o che si riuscirà meglio in un posto nuovo rispetto a quello vecchio.
Il mio intento qui non e' convincere nessuno a partire per Londra, per l'Australia o per chissà dove. Partite se volete conoscere. Partite se volete ampliare i vostri orizzonti, ma soprattutto se siete disposti a farlo e siete pronti ad ammettere di essere voi nel torto. Partite se volete e potete affrontare i dubbi, i contrasti e le paure. Insomma, partite se avete voglia di sbloccare ciò che di voi ancora non e' chiaro e siete pronti a prendere martellate sulle gengive per questo. Purtroppo questo vale anche per chi parte per bisogno. Il fatto di avere poche possibilità in un luogo non autorizza a rimanere chiusi in un altro.
Il mio messaggio in questo post e' semplicemente uno. Se alla fine avete deciso di partire, partite completamente. I dubbi, le paure, le incertezze vi seguiranno, ma non dimenticate di far seguire anche il resto. La vostra testa non può rimanere ancorata ad abitudini, persone e luoghi che ormai non ci saranno più, fosse anche solo temporaneamente.
Siate disposti ad affrontare quei contrasti, siate nel luogo in cui siete. Se la mamma, il the delle cinque, l'uscita con gli amici al sabato sera, il bicchiere di birra dopo la partita della domenica e tutto il resto non ci sono più, abbiate la consapevolezza che siete voi ad aver creato tutte quelle cose. E Voi (con la V maiuscola) siete anche nel luogo nuovo, a differenza dei posti e delle persone vecchie. La nostalgia e' sacrosanta (e ce ne sara' anche al momento del ritorno), ma che non sia un'ancora per non godere appieno delle nuove occasioni.
Chi dice che non possiate creare di meglio?
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