sabato 11 gennaio 2014

Le lunghe ore di viaggio

Qualche giorno fa sarei dovuto andare lungo la Great Ocean Road e avevo intenzione di fare un post in merito. Purtroppo il giro è saltato all’ultimo minuto, ma spero sia solamente rimandato.
Invece di quel post, voglio tornare un attimo indietro e parlare di qualcosa che riguarda il viaggio e di cui vedo che si discute con una certa frequenza: come passare il tempo in aereo.
Il viaggio intercontinentale è spesso lungo, specie se ci sono diversi cambi intermedi, ed è un dato di fatto che su un aereo si debba stare doppiamente attenti a controllare al meglio gli atteggiamenti dei passeggeri. Gli esseri umani non sono fatti per restare svariate ore chiusi in poche decine di metri quadrati, circondati da centinaia di altre persone e con 6 bagni a disposizione. Basta una testa calda, un momento di eccessivo fervore, una preoccupazione inattesa e tutti si ricorderanno di essere a 10 chilometri dal suolo e, sentendosi in pericolo, lasceranno che il loro istinto di sopravvivenza prenda il sopravvento, lasciandosi potenzialmente andare ad azioni realmente pericolose.
Questa la spiegazione catastrofica.
La spiegazione normale è che si debba semplicemente passare il tempo.
Sia che ci si stia annoiando o che, come me, non si voglia cadere addormentati per evitare il più possibile il jet-lag, è possibile usare i televisori montati sullo schienale di ogni sedile per fare un gran numero di cose.
Questi schermi sono grandi circa quanto un Ipad e permettono di vedere film (alcuni anche molto recenti. Io per esempio ho visto "The Butler", tutt'ora al cinema a Londra), giocare con videogiochi datati, ma comunque carini, ascoltare musica, sintonizzarsi su alcune televisioni (viaggiando su una compagnia aerea araba, la prima scelta era ovviamente Al-Jazheera, ma anche la BBC era tra le opzioni), seguire la mappa del volo e altre cose di questo genere. Ovviamente tutto nel rigoroso silenzio garantito da ottime cuffie fornite all’inizio del viaggio. Quando ci si alza per andare in bagno o sgranchirsi le gambe, i rumori provenienti dai passeggeri sono davvero limitati.
Le uniche interruzioni valide per tutti, indipendentemente da cosa stiano guardando, sono durante i messaggi dell‘equipaggio dati via interfono. Occhio al volume, in quei casi: il loro tende a essere sempre più alto di quello che stavate ascoltando.
Forse questo strumento è un po’ spersonalizzante e certamente non aiuta il dialogo, ma non sempre il nostro vicino di posto è una persona con cui desideriamo, o possiamo, parlare per 13 ore o più.
Devo dire che, specie durante la notte, con le luci spente e le tendine abbassate, fa un effetto davvero straniante vedere queste centinaia di televisori sintonizzati chi su un film, chi su un altro, chi su un cartone, chi semplicemente sulla mappa del volo o anche, raramente, spenti. Alla gente piace avere ogni genere di sottofondo quando dorme e dunque si possono vedere schermi che proiettano scene di film che lo spettatore non ricorderà di aver visto; immagini che mostrano l’avanzamento di un album di Bob Marley, dei Led Zeppelin, dei Notturni di Chopin (molto azzeccati) o persino chi, tra il sonno e la veglia, passa la notte ad ascoltare il Corano (compagnia araba, non dimenticatelo. Se viaggiate con loro, ci sarà anche una benedizione tratta dal Corano prima della partenza. Tutto rigorosamente in arabo).
Devo dire che questi televisori svolgono il loro ruolo in maniera eccellente. Ho passato un totale di 18 ore su voli nei quali erano a disposizione e confesso di non averle sentite. Ho dormito un paio d’ore e lavorato col pc ascoltando musica; giocato a una versione pseudo-moderna (ma con un joypad difettoso) di Minesweeper; visto un paio di film e una puntata natalizia di "The Big Bang theory"; mi sono informato sullo stato del volo, facendo un ripassino di geografia, che male non fa. Insomma, il tempo è passato molto più velocemente di quanto avrebbe fatto altrimenti e la noia non si è fatta sentire a tal punto da provocare rabbia o gesti inconsulti in nessuno.

Se avrete modo di fare un viaggio del genere, insomma, non temete di non sapere che fare. Alla fine, come me, rischiate anche di essere dispiaciuti di non poter iniziare a vedere un altro film, dato che il volo sta per finire.

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