Parte più nota del Port Campbell National Park, questi immensi giganti di arenaria offrono forse la più bella vista di cui abbia mai goduto (e sono stato a Malta, nel Salento, in Sicilia e in molti altri posti che ricordo per la loro indiscutibile bellezza).
Da soli, questi immensi pilastri fanno capire quanto sia antica questa terra: basti pensare che l'arenaria è una pietra molto sensibile all'erosione e dunque la loro esistenza non è dovuta altro che all'erosione. L'oceano scolpisce la costa australiana, graffiandola e scalfendola di pochissimi centimetri l'anno, che però diventano metri interi di viaggio all'interno della roccia nei milioni di anni da cui si verifica questo processo e quei metri di roccia scavata tolgono supporto alla roccia sopra di loro, che quindi crea voragini, ponti naturali ed infine crolli (come capitato al London Bridge, ormai inesistente).
Questi millenni di erosione riescono a far nascere questo spettacolo:
L'ultimo crollo di uno dei Twelve Apostles risale al 2005; se ne possono vedere ancora i resti nelle foto qui sopra, dato che l'oceano non è ancora riuscito a eroderli completamente.
Il mio consiglio è dunque di andarli a vedere quanto prima: anche se sono convinto che lo spettacolo rimarrà straordinario, per quanto differente, nei secoli a venire, la vista attuale lascia senza fiato ed è certamente meritevole di un viaggio di qualche ora (o, meglio ancora, qualche giorno) se siete da queste parti.
Ribadisco che non penso che esista una foto che possa davvero riprodurre la bellezza di questi posti, ma se vi trovate a passare di qui, portate una buona macchina fotografica e, sia che ci sia una suggestiva giornata di pioggia o che il cielo sia limpido, non ne resterete delusi.
Per quanto la struttura turistica offra una bellissima vista, il modo migliore per vedere queste immense colonne di arenaria è avvicinarsi dalla spiaggia. per quanto non siano tutte accessibili, vi basterà fare qualche centinaio di gradini scavati nella roccia e, facendo attenzione all'oceano, ognuna delle cui imprevedibili onde può essere anche di diversi metri più lunga della precedente, riuscirete a capire veramente le loro dimensioni. Le persone scompaiono al cospetto della costa e questi giganti, a poche decine di metri da voi, vi lasceranno senza fiato.
Il parco di Port Campbell, però, non si limita a quest'unica parte. La sua bellezza si estende per quasi 200 chilometri, molti dei quali difficilmente visibili e impossibili da raggiungere, è le viste sono semplicemente incalcolabili.
Alcune persone fanno di questo parco l'unica meta per vacanze anche di due settimane (e come dare loro torto?) in modo da vederlo tutto. Purtroppo non era il nostro caso e quindi siamo riusciti a vedere "solo" alcune delle parti più famose. Grotto, Thunder Cave e i Gibson Steps erano centinaia di metri sotto di noi e la loro vista permette di farsi un'idea a mala pena concepibile dell'affascinante lavoro di cesellatura fatto nei secoli dalle onde.
Fortunatamente il tempo era dalla nostra parte. Anche se litri di crema solare sono assolutamente obbligatori, camminate del genere sotto la pioggia sarebbero semplicemente infattibili. Le nuvole, d'altra parte, avrebbero potuto rinfrescarci un po', ma credo anche che ne avremmo perso moltissimo in spettacolarità.
I giochi di ombre che fa il sole sulle pieghe della roccia o la luminosità riflessa dal chiarore dell'arenaria sono spettacoli che valgono le 2-3 ore di cammino sotto il sole cocente; se volete visitare questi posti armatevi di pazienza, di occhiali da sole, di scarpe comode (e sacrificabili), di tanta acqua e di un cappello. Ne varrà davvero la pena.
Per quanto la bellezza di questi posti e dell'intero percorso sia ben lungi dall'essere finita, il nostro tragitto ci ha portato poi a Warrnambool, ossia la città che delimita la fine della Great Ocean Road, e a uno dei suoi famosi "fish and chippers". A questo proposito: se farete questa strada, non dimenticatevi di mangiare almeno una volta fish and chips. In genere non lo suggerirei, ma ci sono serie possibilità di mangiare pesce pescato e fritto il giorno stesso. Inoltre l'olio di frittura è locale, extravergine d'oliva (il clima simile a quello Mediterraneo e la popolazione proveniente spesso da Grecia e Italia del sud dicono molto sulla qualità dell'olio) e il sapore di un piatto generalmente associato ad arterie occluse dal colesterolo, vale decisamente ben più della decina di dollari che lo pagherete.
L'ultimo tratto è sempre più vicino allo stato del Southern Australia e la vegetazione lo dimostra: se prima l'alternanza delle piante mostrava anche zone ricche d'acqua, adesso vegetazione desertica e piante fitte ma basse lasciano il posto a foreste di alberi spogli e arsi dal sole, che si faranno sempre più bassi e infrequenti man mano che ci si avvicina al nuovo Stato.
Una volta passato il confine (oltre il quale è bene ricordare che è proibito portare frutta e verdura, anche se comprate in Australia stessa), la vegetazione si fa sempre più desertica e le colline, aspre e frequenti, prendono il posto dei panorami marini, togliendo però ben poco al fascino delle sconfinate distanze che avete appena lasciato.
Spero che questi tre post vi siano piaciuti. Mi spiace aver fatto passare quasi un mese dal primo all'ultimo, ma purtroppo l'organizzazione della vita "normale" l'ha reso necessario.
I prossimi post saranno un po' più tecnici e relativi alla città (dalla quale spero di allontanarmi quanto prima per un altro viaggio, fosse anche di pochi giorni), ma prometto di tornare a parlare quanto prima dell'Australia più affascinante e rurale.
Come conclusione non posso che ribadire il concetto passato finora: questo viaggio merita di essere fatto dal primo all'ultimo metro. Ci si potrebbero passare settimane intere e non vedere tutto quanto, se si contano i paesini, la Great Ocean Walk, i panorami e tutto il resto, quindi scegliete il vostro paesaggio preferito, inforcate scarpe comode e buon viaggio!














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